Il Comitato Elettorale Centrale di Israele ha emesso una direttiva che vieta ai lavoratori delle caselle elettorali e agli osservatori di partito di divulgare informazioni su quali elettori hanno partecipato alle prossime elezioni, una mossa che ha scatenato immediatamente polemiche tra le principali fazioni politiche.
Questo segna un cambiamento significativo nel modo in cui vengono gestiti i processi elettorali, in particolare alla luce della crescente dipendenza dalla tecnologia da parte dei gruppi politici per monitorare e mobilitare il sostegno. La nuova regola prende di mira una pratica di lunga data utilizzata principalmente dai partiti di destra e ultra-ortodossi, che hanno utilizzato applicazioni personalizzate per tracciare la partecipazione degli elettori. Queste app hanno permesso ai rappresentanti dei partiti di identificare i sostenitori che avevano già votato e coloro che avevano bisogno di ulteriori incoraggiamenti per andare alle urne.
Secondo i rapporti, il Likud e i suoi partner di coalizione, tra cui Shas, Giudaismo della Torà unita e Sionismo religioso, stanno ora valutando se presentare una petizione presso l'Alta Corte di Giustizia per contestare la legalità del divieto. Un alto funzionario del Likud ha descritto la misura come una "eliminazione mirata dell'ala destra", suggerendo che la sentenza colpisce in modo sproporzionato le fazioni conservatrici. La decisione è seguita a una petizione presentata dall'attivista anti-corruzione Shahar Ben Meir, che ha sostenuto che l'uso di tali app mina i principi democratici consentendo un'influenza indebita sugli elettori.
Il Comitato Elettorale Centrale ha accettato la petizione, affermando che l'identificazione delle identità degli elettori costituisce una violazione della legge sulla protezione della privacy. In una dichiarazione pubblica, Sohlberg ha sottolineato che le leggi elettorali non consentono ai rappresentanti dei partiti di condividere questo tipo di informazioni per scopi partigiani a meno che non siano esplicitamente autorizzati. "In assenza di esplicita autorizzazione, il trasferimento di informazioni è vietato", ha detto, rafforzando la posizione del comitato sul mantenimento della riservatezza dei registri di voto.
Il Comitato Elettorale Centrale, un organo indipendente incaricato di sorvegliare le elezioni parlamentari, è composto da rappresentanti di tutte le principali fazioni politiche all'interno della Knesset.
Gli analisti legali suggeriscono che la decisione attuale potrebbe essere parte di una strategia più ampia del partito al potere e del primo ministro Benjamin Netanyahu per contestare i risultati delle elezioni o esercitare pressioni sul comitato per favorire decisioni specifiche.
Alcuni esperti legali ritengono che il partito possa prepararsi a una potenziale sfida alla legittimità dei futuri risultati elettorali, se la commissione dovesse applicare rigorosamente le nuove linee guida. Altri sostengono che la sentenza rifletta un passo necessario per garantire la trasparenza e l'equità nel processo elettorale, libero da manipolazioni esterne.
L'esito di queste deliberazioni potrebbe determinare la traiettoria della politica israeliana nei prossimi mesi, influenzando non solo la conduzione delle prossime elezioni, ma anche il più ampio rapporto tra le entità governative e le istituzioni elettorali.
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