Un numero crescente di rapporti indica che le misure punitive all'interno degli ambienti scolastici non sono riuscite a affrontare i crescenti livelli di violenza e aggressività tra gli studenti. Secondo il rapporto "Radiografía de la Convivencia Escolar" di Acción Educar, gli incidenti di violenza e aggressività nelle comunità educative sono aumentati del 122% negli ultimi dieci anni. Questa tendenza allarmante ha spinto gli educatori e gli avvocati a sfidare gli approcci disciplinari tradizionali e a proporre modelli alternativi radicati nell'intelligenza emotiva e nell'autonomia degli studenti.
La lettera inviata da Scarlett Peña, coordinatrice della Guida Ciclo e Workshop al Colegio Huelquén Montessori, evidenzia i limiti delle strategie punitive. Sostiene che gli attuali progetti di classe, spesso caratterizzati da routine rigide, tempo eccessivo trascorso in silenzio e rigorosi controlli comportamentali, contribuiscono allo stress e al disimpegno degli studenti. Questi metodi, spiega, spesso risultano in emozioni represse e conflitti irrisolti piuttosto che promuovere la resilienza o le abilità socio-emozionali. Invece di affrontare le cause alla radice, le azioni punitive tendono ad aumentare le tensioni e non riescono a insegnare agli studenti come gestire efficacemente il proprio comportamento.
Peña sottolinea che il problema risiede nelle pratiche pedagogiche obsolete che danno priorità alla conformità rispetto alla crescita personale. Gli studenti trascorrono più di sei ore al giorno in queste condizioni, con poche opportunità di movimento, interazione o apprendimento autodiretto. La dipendenza del sistema dalla punizione, come i rimproveri per scarse prestazioni o comportamenti dirompenti, crea un ciclo di risentimento e disconnessione. Al contrario, suggerisce che le scuole dovrebbero concentrarsi sulla coltivazione della disciplina interna attraverso ambienti flessibili e di supporto che incoraggiano l'autoregolamentazione e il rispetto reciproco. Il modello Montessori, che Peña sostiene, offre un approccio diverso.
Basato sui principi sviluppati dalla dottoressa Maria Montessori, questo metodo dà la priorità alla motivazione intrinseca del bambino e alla capacità di autodirezione. Incoraggia gli studenti a impegnarsi attivamente nel loro apprendimento rispettando lo spazio e il lavoro degli altri. La risoluzione dei conflitti viene gestita attraverso cerchi riparativi, in cui gli studenti elaborano i problemi in modo collaborativo e cercano soluzioni. Questa pratica promuove empatia, comunicazione e senso di responsabilità, che contribuiscono tutti a un'atmosfera di classe più armoniosa e inclusiva. Secondo Peña, il successo di tali modelli non dipende da infrastrutture straordinarie o da grandi investimenti finanziari.
Piuttosto, richiedono un cambiamento di mentalità, che valuti gli insegnanti come guide e mediatori piuttosto che esecutori di regole. Chiede la volontà politica di sostenere i programmi di formazione degli insegnanti e di ridisegnare gli spazi fisici per soddisfare meglio le esigenze di sviluppo dei bambini in diverse fasi della vita.
Man mano che cresce la domanda di pratiche educative più umane ed efficaci, c'è una crescente pressione sui responsabili politici e sulle istituzioni per riconsiderare i quadri disciplinari di lunga data a favore di alternative olistiche e centrate sullo studente.
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