L'Unione europea ha espresso preoccupazione per le recenti dichiarazioni del presidente serbo Aleksandar Vučić riguardo ai potenziali cambiamenti del corso del fiume Ibar, che alimenta il lago artificiale Gazivoda nella parte settentrionale del Kosovo. Secondo i rapporti di Radio Free Europe, l'UE ha avvertito che tali osservazioni da parte di alti funzionari serbi potrebbero ostacolare gli sforzi per normalizzare le relazioni tra Belgrado e Pristina.
Il fiume Ibar, lungo circa 270 chilometri, ha origine in Montenegro, scorre attraverso la Serbia e entra in Kosovo prima di alimentare il lago Gazivoda. Due terzi del lago si trova all'interno del territorio del Kosovo, mentre la parte rimanente ritorna in Serbia. L'acqua del lago fornisce sette comuni, supporta l'irrigazione e viene utilizzata per i sistemi di raffreddamento della centrale termica Obilić, che genera la maggior parte dell'elettricità del Kosovo. L'UE ha sottolineato che i progressi nella normalizzazione dei legami tra Kosovo e Serbia, essenziali per le prospettive di integrazione europea di entrambi i paesi, possono essere raggiunti solo attraverso il dialogo.
Nella sua dichiarazione, l'UE ha ribadito le sue precedenti preoccupazioni per le recenti controversie legali che coinvolgono la demolizione di proprietà nella zona. Ha sottolineato che qualsiasi misura coercitiva con conseguenze potenzialmente irreversibili deve aderire rigorosamente alle procedure stabilite. L'UE ha anche esortato Pristina a garantire che i proprietari di proprietà colpiti da queste azioni abbiano accesso alla protezione legale e alle garanzie giudiziarie temporanee prima di qualsiasi demolizione permanente.
L'UE ha avvertito che le dichiarazioni pubbliche che suggeriscono possibili alterazioni del corso del fiume, insieme ad azioni incompatibili con l'obiettivo di normalizzazione, dovrebbero essere evitate. Ciò segue le crescenti tensioni sulla controversia in corso intorno al lago, dove alcune strutture sono state demolite in circostanze controverse. Gli esperti hanno precedentemente valutato che il reindirizzamento dell'Ibar sarebbe tecnicamente fattibile ma sarebbe estremamente costoso.
L'UE ha sottolineato che la partecipazione della Serbia alla convenzione sottolinea il suo impegno a rispettare il diritto internazionale in materia che riguarda i corpi idrici condivisi. La situazione riflette sfide più ampie nei Balcani, dove le dispute storiche e territoriali irrisolte continuano a complicare la stabilità regionale. Mentre la Serbia mantiene la sua posizione sullo status del Kosovo, l'UE insiste sul fatto che qualsiasi risoluzione deve essere basata sul dialogo e sul riconoscimento reciproco. Gli ultimi sviluppi sottolineano la fragilità dell'attuale panorama politico e la necessità di una diplomazia attenta per evitare un'ulteriore escalation.
Mentre le discussioni continuano, l'attenzione rimane focalizzata sul garantire che tutte le parti rispettino i propri obblighi legali ed evitino azioni che potrebbero destabilizzare ulteriormente la regione.
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