Un paio di registi iconici e due ex dissidenti si sono impegnati in una forma unica di dialogo culturale attraverso un progetto di libro collaborativo, offrendo ai lettori uno scorcio intimo del loro momento storico condiviso. L'opera, pubblicata sotto gli auspici di Velike priče, una piattaforma letteraria e intellettuale di lunga data con sede in Serbia, presenta la corrispondenza tra Goran Marković e Rajka Grlić, due registi veterani con storie politiche e stili artistici contrastanti. I loro scambi, che durano quasi 18 mesi, catturano l'evoluzione del panorama del cinema e della politica dell'Europa orientale durante un periodo segnato sia da riflessione personale che da un cambiamento sociale più ampio.
L'iniziativa è stata lanciata dall'editore Veljko Lalić, che ha incoraggiato i due amici di lunga data a impegnarsi in una serie di lettere attraverso la piattaforma Velike priče. Il libro risultante, pubblicato contemporaneamente a Belgrado e a Zagabria, offre una doppia narrazione, scritta da ciascun regista, ma profondamente intrecciata dalle esperienze e prospettive condivise che portano sul tavolo. La pubblicazione segna una rara convergenza di due voci cinematografiche distinte, ciascuna modellata dai rispettivi viaggi attraverso la tumultuosa storia della regione.
Come figura politicamente attiva, è diventato un bersaglio di repressione sotto il regime di Slobodan Milošević, alla fine costretto a dimettersi dalla sua posizione accademica e ridurre le sue attività cinematografiche. Al contrario, Grlić, nato nel 1953, ha lasciato la Croazia nel 1991 dopo essere stato costretto a fuggire dal paese, trascorrendo diversi anni in esilio prima di tornare. La sua carriera iniziale è stata altrettanto carica, con film che spesso hanno sfidato le norme ideologiche del tempo. Nel corso dei decenni, entrambi gli uomini sono passati da figure di resistenza all'interno del sistema socialista a partecipanti alle nuove narrazioni nazionali che sono emerse dopo il crollo della Jugoslavia.
Nonostante i loro percorsi divergenti, Marković e Grlić condividono un profondo impegno per il cinema come forma d'arte e mezzo di commento sociale. Le loro lettere rivelano un rispetto reciproco, temperato da un senso di ironia e consapevolezza di sé. Marković, descritto come un introverso depressivo, si avvicina alle sue riflessioni con un occhio critico, mentre Grlić, una figura più estroversa e umoristica, inietta leggerezza nelle loro conversazioni. La loro dinamica riflette una tensione più ampia tra introspezione e impegno, tra l'atto solitario di creazione e la performance pubblica dell'identità.
Il libro ripercorre i momenti chiave della loro vita, tra cui la caduta dell'apparato statale jugoslavo, l'ascesa dei sentimenti nazionalisti e i cambiamenti globali provocati dalla crisi finanziaria del 2008 e dai successivi riallineamenti geopolitici.
La collaborazione tra Marković e Grlić esemplifica come le storie personali possano diventare parte di un più ampio registro storico, preservando le sfumature di un ambiente culturale e politico in rapida evoluzione. Il loro lavoro invita i lettori a considerare i modi in cui l'agenzia individuale si interseca con la memoria collettiva e come l'arte continua a servire sia come specchio che come bussola in tempi di incertezza.
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