Un documentario intitolato Safe Room, diretto da Haley Geffen, presenta un racconto avvincente di come un gruppo di sconosciuti è diventato una famiglia improvvisata dopo l'attacco del 7 ottobre da parte di Hamas. Il film, in programma per la proiezione presso la Biblioteca Nazionale di Israele come parte del DocuText Festival dal 17 al 20 agosto, mette in evidenza il viaggio emotivo dei sopravvissuti che si sono riuniti nella stanza sicura del dottor Gedalya Fendel durante la crisi.
Ha preso la decisione di portare i sopravvissuti che richiedevano meno cure mediche immediate nella sua residenza invece di mandarli negli ospedali, dove le condizioni erano ritenute non sicure. Sua moglie, Merav Fendel, e i loro quattro figli hanno accolto queste persone, creando un rifugio temporaneo in mezzo al caos. Tra i sopravvissuti c'era Sapir Ben Ezra, una donna incinta la cui casa era stata incendiata dai terroristi. È rimasta nella sua stanza sicura per diverse ore, temendo per il suo bambino non nato. Il dottor Fendel ha riconosciuto il suo bisogno di conforto e cura, che la sua famiglia poteva fornire. Altri sopravvissuti includono Aliza e Tzachi Gad, che avevano trascorso 13 ore nascosti nella loro casa sul Kibbutz Beeri prima di raggiungere i Fendel.
Due bambini, Michael Idan e Amalia Idan, rispettivamente di nove e sei anni, si sono uniti al gruppo dopo essere stati salvati dalla loro casa nel Kibbutz Kfar Aza. Hanno assistito alla morte dei loro genitori, Smadar Mor Idan e Roee Idan, e credevano che anche la loro sorella, Avigail Idan, fosse morta. I bambini si sono rifugiati in un armadio per 14 ore, ricevendo la guida di Tamar Schlesinger, un assistente sociale presente nel film. Schlesinger li ha consigliati di non aprire la porta quando i terroristi si avvicinavano e ha offerto loro supporto emotivo durante tutta la loro prova. Avigail Idan è stato successivamente scoperto vivo a Gaza e tenuto in ostaggio per 50 giorni.
Il documentario racconta la profonda trasformazione di questi individui da estranei a una comunità affiatata, sottolineando i temi della resilienza, della compassione e dei legami duraturi formati in tempi di estrema avversità. Safe Room esplora anche il concetto di stanza sicura, un termine familiare a molti israeliani ma forse meno per il pubblico internazionale.
Geffen ha scelto il titolo "Safe Room" deliberatamente, affermando che non ha connotazioni culturali o nazionali specifiche. Invece, simboleggia il santuario che questi individui hanno trovato l'uno nell'altro. Il film mira a trasmettere una narrazione che trascende i confini politici, concentrandosi sulle esperienze umane universali di paura, perdita e recupero. Il documentario presenta interviste con diverse figure chiave, tra cui Merav Fendel e il dottor Tamar Schlesinger, che parteciperanno a una discussione post-proiezione. Geffen sottolinea l'importanza della narrazione che risuona con le persone di tutti i giorni, sperando di promuovere l'empatia e la comprensione tra gli spettatori.
Il suo obiettivo è quello di ricordare al pubblico che dietro i titoli ci sono storie personali piene di emozioni e umanità.
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