La proposta di legge sulle denunce false ha scatenato un dibattito su chi protegge veramente. 239-36, cerca di penalizzare le denunce false e stabilire una procedura speciale per identificarle. I critici sostengono che la misura si basa su ipotesi non verificate e rischi di minare i principi giuridici fondamentali. Secondo la lettera pubblicata su La Tercera, la proposta presume che vi sia un diffuso uso improprio del processo in casi familiari e quelli con implicazioni sessuali, ma non riesce a fornire prove statistiche a sostegno di questa affermazione.
Questa mancanza di dati affidabili solleva preoccupazioni circa il potenziale eccesso di portata della legislazione. La seconda preoccupazione sollevata dai critici è che il disegno di legge fonde due categorie distinte: false denunce e quelle infondate. Definisce una falsa denuncia come quella che si traduce in licenziamento, assoluzione o altra risoluzione avversa. Tuttavia, un caso può fallire non perché l'accusa era falsa, ma a causa di prove insufficienti, prescrizioni o esenzioni legali. Nei casi che coinvolgono crimini sessuali o violenza domestica, spesso commessi in privato senza testimoni, le sfide per dimostrare la colpevolezza sono sistemiche.
Con l'equazione "non provata" con "falsa", la legge rischia di criminalizzare i reclami legittimi semplicemente perché non sono stati giustificati. Inoltre, la proposta interpreta erroneamente la presunzione di innocenza, che si applica tra lo Stato e l'accusato, non tra il denunciante e il convenuto. L'applicazione di questo principio contro l'accusatore potrebbe portare a una presunzione di cattiva fede, scoraggiando gli individui a cercare giustizia. Un'altra critica importante è che la legge sembra dare la priorità agli interessi delle istituzioni rispetto a quelli delle vittime.
Gli autori della lettera, Angélica Torres e Danitza Pérez, avvertono che l'iniziativa potrebbe aumentare le barriere alla segnalazione degli abusi, rendendo più difficile per gli individui farsi avanti.
Nel frattempo, le tensioni politiche si sono intensificate intorno a un'altra proposta legislativa volta a sospendere la legge Karin, che affronta le molestie e la violenza sul posto di lavoro. Il presidente del Partito Libertario, Johannes Kaiser, ha difeso la mossa, sostenendo che la legge è diventata troppo gravosa per il sistema.
I critici, tuttavia, inclusi i membri della coalizione del Fronte Ampio, considerano la sospensione un tentativo di minare un pezzo fondamentale della legislazione promulgata sotto l'ex presidente Gabriel Boric.
Gli oppositori, tuttavia, suggeriscono che il problema non risiede nel volume delle denunce ma nella progettazione della legge stessa, che stabilisce scadenze irrealistiche per le indagini. Propongono che le riforme dovrebbero concentrarsi sul rafforzamento della Direzione del lavoro, piuttosto che sospendere completamente la legge. In una colonna separata, La Tercera ha evidenziato una sfida legale diversa: la controversia che circonda una nuova legge sulla protezione dei dati.
La legge consente il trattamento dei dati sanitari senza consenso in diversi scenari, tra cui la ricerca scientifica e le iniziative di sanità pubblica. Drago sostiene che la legge risponde già alle preoccupazioni sollevate dai critici, suggerendo che il rinvio proposto è inutile e fuorviato.
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