Israele si è assicurato nuovi alleati in America Latina, con Venezuela e Colombia che segnalano un cambiamento nelle loro relazioni diplomatiche dopo anni di allontanamento. Gli sviluppi segnano una notevole evoluzione nella dinamica regionale, in particolare dopo i recenti cambiamenti politici in diverse nazioni sudamericane. In Venezuela, il governo sotto il presidente Nicolás Maduro ha annunciato piani per ripristinare servizi consolari limitati per i suoi cittadini in Israele, una mossa che era impensabile solo pochi mesi fa.
Nel frattempo, il neoeletto presidente della Colombia, Abelardo de la Espriella, ha annullato la decisione del suo predecessore di interrompere i legami con Israele e ha anche dichiarato l'intenzione di trasferire l'ambasciata colombiana a Gerusalemme, riconoscendo la sovranità israeliana sulle alture del Golan, un territorio conteso occupato dal 1967.
Questo ultimo passo rappresenta un disgelo simbolico nelle relazioni, anche se non implica un ritorno al pieno riconoscimento diplomatico. Per Israele, il gesto significa una potenziale apertura per un rinnovato impegno con un paese da tempo allineato con politiche anti-israeliane. In Colombia, il cambiamento è più drammatico. Sotto la precedente amministrazione guidata da Gustavo Petro, il paese aveva tagliato i legami diplomatici con Israele in risposta al conflitto in corso a Gaza. Tuttavia, il nuovo governo di de la Espriella non solo ha ripristinato queste relazioni, ma ha intrapreso ulteriori passi annunciando il trasferimento della sua ambasciata a Gerusalemme.
Inoltre, la Colombia ha formalmente riconosciuto la rivendicazione di sovranità di Israele sulle alture del Golan, una mossa che contraddice il consenso internazionale, comprese le posizioni della Germania e delle Nazioni Unite. Gli analisti suggeriscono che questo cambiamento riflette tendenze più ampie in America Latina, dove i governi di destra si sono sempre più allineati con Israele. Secondo Isaac Caro, professore all'Università Alberto Hurtado in Cile, c'è una tendenza crescente tra i paesi latinoamericani a avvicinarsi a Israele in risposta all'ascesa dei movimenti di destra radicale nella regione.
Questa tendenza è legata ad un riallineamento della politica estera verso gli Stati Uniti, che storicamente hanno sostenuto Israele. Daniel Wajner, professore associato di Relazioni Internazionali presso l'Università Ebraica di Gerusalemme, descrive questo movimento come parte di una più ampia ondata di sentimenti pro-israeliani che attraversano il continente. Egli indica leader come l'ex presidente del Brasile Jair Bolsonaro, il salvadorenne Nayib Bukele e l'argentino Javier Milei come figure chiave che guidano questo cambiamento. Wajner osserva che quando combinato con la retorica populista, questo allineamento diventa più pronunciato, portando a quello che chiama un "abbraccio" piuttosto che una semplice vicinanza a Israele.
In Argentina, la trasformazione è particolarmente evidente. Il presidente Javier Milei ha fatto della sua stretta relazione con Israele una componente centrale della sua politica estera e della sua identità personale. Secondo Caro, questo legame è diventato una caratteristica distintiva della destra radicale nella regione, legata alle narrazioni di appartenenza a una civiltà occidentale, giudaico-cristiana. Mentre le motivazioni variano a seconda dei paesi, i fattori comuni includono considerazioni ideologiche, religiose e strategiche.
In Colombia, l'inversione di politica sotto de la Espriella evidenzia l'entità dello swing pendolare da posizioni di sinistra sotto Petro a una posizione più conservatrice. Il riconoscimento della sovranità israeliana sulle alture del Golan sottolinea quanto questo cambiamento si estenda. In Venezuela, la situazione è leggermente diversa. Mentre il regime stesso non ha subito una trasformazione politica, la sua posizione internazionale si è spostata a causa di un maggiore allineamento con gli Stati Uniti a partire dall'inizio del 2026.
Per Israele, il ritorno di contatti diplomatici limitati con il Venezuela potrebbe rappresentare un nuovo capitolo nei suoi sforzi per espandere l'influenza in tutta l'America Latina.
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