Nell'agosto del 1988 un gruppo di diciassette turisti si riunì sull'isola di Saplun, nell'arcipelago croato di Lastovo, per un momento memorabile catturato in una fotografia. L'immagine mostra giovani uomini, alcuni con i capelli bianchi come la neve, altri con i capelli scuri, che posano allegramente, tutti indossando pantaloncini da bagno che oggi si chiamerebbero speedos. Tra loro c'è un uomo con una camicia a maniche corte, un dettaglio che lo distingue dai suoi compagni. Questo era il più giovane tra loro, all'epoca aveva solo sette anni, e ricorda vivamente la giornata. Era un pomeriggio d'estate, e l'aria era piena di risate e del tintinnio dei bicchieri.
I turisti erano arrivati all'Hotel Solitudo, che aveva recentemente riaperto dopo decenni di chiusura a causa dello status dell'isola come zona militare dopo la seconda guerra mondiale. Lastovo aveva finalmente aperto le sue porte ai visitatori stranieri, segnando un nuovo capitolo della sua storia. La fotografia cattura più di un semplice incontro casuale. Riflette un raro momento di unità e celebrazione in un momento in cui la Jugoslavia stava già iniziando a disgregarsi. L'isola, una volta isolata dal turismo internazionale, ora accoglieva ospiti provenienti al di là dei suoi confini. L'atmosfera era calda e accogliente, con il profumo del vino e il suono della conversazione che riempiva l'aria.
Sul tavolo davanti ai turisti c'era una grande pentola contenente un piatto tradizionale fatto di rakia finemente tritato, uno spirito locale, mescolato con patate, aglio e olio d'oliva. Il piatto, conosciuto localmente come zelje na tabak, era una preparazione semplice ma abbondante che unì le persone. Tra il gruppo c'erano due individui che in seguito hanno ottenuto notevoli successi nei rispettivi campi. Uno è diventato un attore di fama chiamata Zijah Sokolović, mentre l'altro era un giocatore di basket di nome Slavko Kotnik, alto 205 centimetri. La fotografia mostra Kotnik nella fila posteriore, la sua presenza attira l'attenzione.
Tra lui e Sokolović c'è il fotografo, posizionato esattamente tra le due stelle del futuro. Sua madre, seduta alla sua destra, sorride calorosamente, con un'espressione di silenzioso orgoglio. La fotografia include anche diverse donne, le cui risate e gesti suggeriscono una scena vivace e affettuosa. Il fotografo ricorda come una di queste donne, un comico bosniaco, ha attirato le risate di tutti intorno a lui con un commento che era allo stesso tempo umoristico e inaspettato. Il ricordo di quel momento è rimasto con lui, un'istantanea di un tempo in cui persone di diversi background potevano riunirsi senza le divisioni che sarebbero seguite presto.
Il gruppo si disperse la mattina dopo, ognuno tornando alla propria vita. L'esperienza condivisa, sebbene breve, lasciò un'impressione duratura. Mentre la Jugoslavia iniziò a dissolversi, molti dei presenti si trovarono separati dai confini che una volta avevano attraversato liberamente. La fotografia, tuttavia, rimase, un legame tangibile con un passato in cui i viaggi erano illimitati e si formavano amicizie attraverso pasti e storie condivise. Oggi, l'immagine contiene ancora 17 figure, sorridenti e spensierate, congelate nel tempo.
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