Secondo un recente rapporto dell'AFP Fact Check, ospiti televisivi australiani e utenti dei social media hanno diffuso false affermazioni secondo cui l'ebraismo è stato rimosso dal censimento nazionale. La disinformazione, che è emersa online, ha scatenato confusione tra alcuni membri della comunità ebraica e sollevato preoccupazioni sull'accuratezza della raccolta dei dati demografici in Australia. Le accuse sono state rapidamente sfatate da fonti ufficiali del governo, che hanno confermato che l'ebraismo rimane un'affiliazione religiosa riconosciuta all'interno del quadro del censimento.
La controversia è iniziata con una serie di tweet e post su Facebook attribuiti a un anonimo personaggio televisivo australiano, che ha affermato che il censimento aveva escluso l'ebraismo come categoria religiosa. Questi post hanno guadagnato trazione sulle piattaforme di social media, in particolare tra i gruppi conservatori e nazionalisti, che hanno interpretato l'affermazione come prova di politiche antisemite crescenti o cancellazione culturale. Alcuni utenti hanno condiviso i post con hashtag come #JudaismRemoved e #CensusFraud, amplificando ulteriormente la narrazione. In risposta, l'Australian Bureau of Statistics ha rilasciato una dichiarazione che chiarisce che il censimento continua a includere l'ebraismo come una delle religioni ufficialmente riconosciute.
Un portavoce ha osservato che gli ultimi moduli di censimento, rilasciati all'inizio di quest'anno, elencano esplicitamente l'ebraismo insieme al cristianesimo, all'islam, al buddismo, all'induismo e ad altre fedi. L'ufficio ha sottolineato che le modifiche alle categorie di censimento sono soggette a una rigorosa revisione e consultazione pubblica prima dell'attuazione, garantendo trasparenza e inclusività. Nel frattempo, France 24 ha riferito di casi simili di disinformazione che si diffondono attraverso i confini europei, evidenziando come false affermazioni sull'immigrazione e sulla demografia possono esacerbare le divisioni sociali.
In un caso, i post fuorvianti sui flussi migratori a Ceuta, un territorio spagnolo vicino al Marocco, hanno portato a un aumento delle tensioni e hanno spinto le autorità locali a emettere avvertimenti contro la diffusione della disinformazione.
Gli esperti hanno citato l'aumento delle fake news e delle teorie del complotto come fattori che contribuiscono all'erosione delle norme democratiche e alla frammentazione del dibattito pubblico. L'articolo ha osservato che mentre la situazione in Australia è diversa da quella europea, i meccanismi sottostanti, come l'amplificazione algoritmica e le camere di eco, sono notevolmente simili. Le piattaforme di social media hanno da allora adottato misure per affrontare la diffusione di queste false affermazioni. Twitter e Facebook hanno contrassegnato i post originali e li hanno rimossi dopo essere stati identificati come violazioni delle loro politiche sulla disinformazione.
Tuttavia, alcune versioni dei post rimangono accessibili tramite link archiviati e canali di messaggistica privata, rendendo difficile l'eliminazione completa. Gli utenti che hanno riscontrato la disinformazione hanno riferito di sentirsi allarmati e confusi, con molti che hanno espresso preoccupazione per il potenziale impatto sulla coesione della comunità e sulle relazioni interreligiose.
Nel frattempo, i gruppi di difesa che rappresentano le comunità minoritarie hanno chiesto una maggiore trasparenza e responsabilità nel modo in cui i dati demografici vengono raccolti e utilizzati.
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