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Colesterolo sotto processo? “Eppure non è per forza cattivo”: il prof Ursini smonta i falsi miti (e cosa c’entrano statine e marketing farmaceutico)
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Colesterolo sotto processo? “Eppure non è per forza cattivo”: il prof Ursini smonta i falsi miti (e cosa c’entrano statine e marketing farmaceutico)

L'articolo discute la controversia che circonda i livelli di colesterolo e le loro implicazioni mediche, concentrandosi sulla critica del professor Fulvio Ursini, professore emerito di biochimica presso l'Università di Padova. Ursini sfida l'attuale approccio medico all'ipercolesterolemia, che sostiene si basi più su correlazioni statistiche piuttosto che su una causalità biochimica dimostrata. Egli paragona questo al presupposto che i vigili del fuoco causino incendi semplicemente perché sono presenti nelle scene di incendio, sottolineando la differenza tra associazione statistica e causalità biologica. L'articolo evidenzia le preoccupazioni su come il marketing farmaceutico utilizzi riduzioni di rischio relative, come affermare che un farmaco riduce il rischio di infarto del 50%, senza considerare il rischio assoluto, che potrebbe mostrare un beneficio minimo per la maggior parte dei pazienti. Ursini sottolinea che il colesterolo è una sostanza essenziale nel corpo, coinvolta nella produzione di vitamina D, nella struttura della membrana cellulare e dell'ormone, e non è intrinsecamente dannosa.

Fulvio Ursini, professore emerito di biochimica all'Università di Padova, ha messo in discussione la diffusa convinzione che i livelli elevati di colesterolo siano intrinsecamente pericolosi, sostenendo che tali opinioni si basano più su correlazioni statistiche che su solide prove biochimiche. Nel suo libro Processo al colesterolo (Il processo del colesterolo), co-autore con Paola Arosio, Ursini presenta un esame critico dell'approccio della comunità medica al colesterolo, paragonandolo a un processo legale completo di indagini, accuse, difesa e potenziale giudizio.

Egli sostiene che l'abbassamento delle soglie di rischio di colesterolo nel tempo, una volta fissato a 260 mg / dL quarant'anni fa, poi 250 mg / dL dieci anni fa, e ora 200 mg / dL, è guidato più da cambiamenti culturali che da necessità scientifica. Ursini mette in discussione la base delle attuali pratiche mediche riguardanti il colesterolo, sottolineando la differenza tra correlazione e causalità. Egli sostiene che mentre ci sono prove chiare che collegano il fumo al cancro ai polmoni, lo stesso livello di certezza non si applica alla relazione tra colesterolo e malattie cardiache.

Allo stesso modo, egli suggerisce che la presenza di colesterolo nelle arterie non significa necessariamente che provoca blocchi o danni. Egli differenzia ulteriormente tra rischio relativo e assoluto, sottolineando come il marketing farmaceutico spesso enfatizza la riduzione del rischio relativo. Per esempio, un farmaco potrebbe affermare di ridurre il rischio di un attacco di cuore del 50 per cento, il che suona drammatico. Tuttavia, se il rischio iniziale era di due persone su 100, ridurlo a uno su 100 significa che il beneficio si applica solo a una persona su 100 che prende il farmaco. Questa distinzione, secondo Ursini, è cruciale per comprendere il vero impatto di tali trattamenti.

Nonostante queste argomentazioni, molti medici consigliano ancora ai pazienti di preoccuparsi dei livelli elevati di colesterolo. Ursini lo attribuisce a una forma di paternalismo praticata sia dai medici che dalle linee guida mediche. Egli osserva che il colesterolo non è una sostanza estranea all'interno del corpo, svolge ruoli essenziali nella produzione di vitamina D, nella formazione delle membrane cellulari e nella sintesi di ormoni. La molecola stessa non è intrinsecamente dannosa e la sua importanza è sottolineata dal fatto che tredici premi Nobel sono stati assegnati per ricerche relative alla fisiologia del colesterolo, nessuno dei quali fa riferimento alla sua presunta natura "cattiva".

Queste particelle funzionano in modo simile ai camion, trasportando il colesterolo in tutto il corpo. Diventano problematiche non quando il loro numero aumenta, ma quando malfunzionano, deviando dal loro percorso previsto e rimanendo alloggiati nelle pareti arteriose. A questo punto, il corpo le riconosce come estranee e potenzialmente dannose, innescando risposte infiammatorie e ossidative che potrebbero portare a infarti o ictus. Per quanto riguarda l'uso diffuso delle statine, Ursini riconosce il loro valore in casi specifici, in particolare per gli individui con ipercolesterolemia familiare, una condizione genetica che colpisce circa una persona su 300.000.

Le statine sono efficaci nella gestione di questo raro disturbo, in cui l'organismo lotta per assorbire il LDL nelle cellule. Tuttavia, egli mette in guardia contro la loro prescrizione di routine per la maggior parte della popolazione, osservando che l'85 per cento delle persone non soffre di questa condizione genetica.

Altri sostengono che i dati statistici che collegano il colesterolo alto alle malattie cardiovascolari rimangono solidi e che le misure preventive, compresi i cambiamenti nello stile di vita e i farmaci, continuano a salvare vite.

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Colesterolo sotto processo? “Eppure non è per forza cattivo”: il prof Ursini smonta i falsi miti (e cosa c’entrano statine e marketing farmaceutico)

L'articolo discute la controversia che circonda i livelli di colesterolo e le loro implicazioni mediche, concentrandosi sulla critica del professor Fulvio Ursini, professore emerito di biochimica presso l'Università di Padova. Ursini sfida l'attuale approccio medico all'ipercolesterolemia, che sostiene si basi più su correlazioni statistiche piuttosto che su una causalità biochimica dimostrata. Egli paragona questo al presupposto che i vigili del fuoco causino incendi semplicemente perché sono presenti nelle scene di incendio, sottolineando la differenza tra associazione statistica e causalità biologica. L'articolo evidenzia le preoccupazioni su come il marketing farmaceutico utilizzi riduzioni di rischio relative, come affermare che un farmaco riduce il rischio di infarto del 50%, senza considerare il rischio assoluto, che potrebbe mostrare un beneficio minimo per la maggior parte dei pazienti. Ursini sottolinea che il colesterolo è una sostanza essenziale nel corpo, coinvolta nella produzione di vitamina D, nella struttura della membrana cellulare e dell'ormone, e non è intrinsecamente dannosa.

Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta argomentazioni scientifiche e critiche delle pratiche mediche senza favorire apertamente alcuna posizione politica. Si concentra sulla scienza della salute e non coinvolge attori politici diretti, politiche o dibattiti ideologici.

Perché fattualità (85): The article presents Professor Ursini’s critique of lowering cholesterol risk thresholds, citing his book and academic background. It accurately reflects his arguments about the difference between statistical correlation and mechanistic causality, aligning with the broader scientific consensus that

Perché obiettività (78): The tone remains informative and analytical, presenting both sides of the debate without overt bias. However, there is some subtle advocacy for Professor Ursini’s viewpoint, particularly through the framing of the issue as a 'process' and the emphasis on his academic credentials. This suggests a sli

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