La casa automobilistica cinese Chery ha acquisito l'ex stabilimento di Rosslyn di Nissan vicino a Pretoria, in Sud Africa, segnando un passo fondamentale nel passaggio globale verso la produzione di veicoli elettrici (EV) in Africa. Questa acquisizione avviene mentre le case automobilistiche cinesi danno sempre più priorità alla produzione locale rispetto alle strategie di esportazione tradizionali, con l'obiettivo di capitalizzare sul panorama automobilistico in rapida evoluzione dell'Africa. La mossa sottolinea un riallineamento strategico guidato dal rallentamento della domanda interna in Cina, dall'aumento delle barriere commerciali nei mercati occidentali e dal potenziale del continente come area di crescita chiave per l'industria.
L'accordo è stato annunciato a luglio, con Chery, il più grande esportatore di auto cinese, che prevede di produrre ibridi plug-in, veicoli elettrici a batteria e modelli sotto il suo marchio Jetour nel sito. Questo segue sforzi simili da parte di altre case automobilistiche cinesi come Beijing Automotive Group (BAIC), che gestisce un impianto di produzione e assemblaggio a Gqeberha (ex Port Elizabeth), in Sud Africa, e Great Wall Motor, che ha stabilito capacità di assemblaggio e distribuzione di componenti localizzate. Queste iniziative riflettono una tendenza più ampia delle aziende cinesi che cercano di costruire legami più stretti con i consumatori africani attraverso la produzione diretta, riducendo la dipendenza dalle importazioni e migliorando l'accesso al mercato.
Il settore automobilistico dell'Africa sta subendo una trasformazione, alimentata da fattori come la rapida urbanizzazione, una classe media in crescita e un crescente sostegno del governo alla mobilità sostenibile. Gli esperti evidenziano diverse nazioni africane, come il Sudafrica, il Marocco, il Kenya, l'Etiopia e il Ghana, come candidati principali per ulteriori investimenti cinesi in veicoli elettrici. Questi paesi offrono vantaggi diversi, tra cui infrastrutture industriali esistenti, politiche favorevoli e miglioramento delle reti elettriche. Il Marocco, in particolare, si distingue per la sua vicinanza geografica ai mercati di esportazione europei, mentre le notevoli riserve di litio dello Zimbabwe potrebbero svolgere un ruolo cruciale nel sostenere le catene di approvvigionamento delle batterie.
La produzione locale promette molteplici vantaggi, tra cui la riduzione dei costi dei veicoli aggirando i dazi all'importazione e favorendo gli investimenti nelle infrastrutture di ricarica, nella produzione di componenti e nella produzione di batterie.
Come notato da Hiten Parmar, direttore esecutivo di The Electric Mission, i consumatori africani si rivolgono sempre più ai nuovi veicoli a causa della relativa accessibilità dei marchi asiatici, offrendo una maggiore accessibilità rispetto ai mercati delle auto usate.
Tombo Banda di CrossBoundary Energy osserva che le fabbriche cinesi producono più veicoli di quanto il mercato interno possa assorbire, mentre le esportazioni incontrano ostacoli normativi in aumento. L'onshoring della produzione in Africa è visto come una mossa strategica che consente alle aziende di navigare le tariffe e posizionarsi più vicino ai mercati emergenti.
Inoltre, la Green Minerals Strategy dell'Unione Africana mira a promuovere la lavorazione interna di minerali critici, aumentando potenzialmente la disponibilità di materie prime necessarie per la produzione di veicoli elettrici. Nel frattempo, i singoli paesi stanno adottando approcci distinti per incoraggiare la produzione locale di veicoli elettrici. L'Etiopia ha attuato un divieto sulle importazioni di veicoli alimentati a combustibili fossili e sta promuovendo la produzione nazionale attraverso dazi all'importazione più bassi sui veicoli elettrici assemblati localmente. Il Sudafrica, d'altra parte, offre incentivi alla produzione come sconti sui dazi doganali per stimolare l'attività manifatturiera locale.
Queste misure indicano collettivamente un crescente interesse per soluzioni di mobilità sostenibili in tutto il continente.
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