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Le importazioni cinesi di petrolio crollano del 40 per cento, mantenendo sotto controllo i prezzi dell'energia
United Kingdom🏛️ PoliticaCentro6 h fa

Le importazioni cinesi di petrolio crollano del 40 per cento, mantenendo sotto controllo i prezzi dell'energia

Le importazioni cinesi di petrolio greggio sono diminuite del 41% nel giugno 2026, raggiungendo un minimo di dieci anni, il che ha contribuito a mantenere stabili i prezzi globali dell'energia nonostante le tensioni accresciute tra gli Stati Uniti e l'Iran nello Stretto di Hormuz. I dati doganali hanno rivelato che la Cina ha importato 29,27 milioni di tonnellate di petrolio greggio, significativamente inferiori ai livelli precedenti. Essendo il più grande importatore di petrolio al mondo, la ridotta domanda della Cina ha avuto un notevole impatto sui mercati internazionali. Gli esperti suggeriscono che questo calo sia in parte dovuto al rallentamento economico della Cina, anche se ci sono indicazioni che le importazioni di carbone sono aumentate del 30%, forse come fonte di energia alternativa. La situazione si verifica nel contesto di un conflitto in corso tra gli Stati Uniti e l'Iran, con entrambe le parti impegnate in azioni militari e sforzi diplomatici per gestire la crisi.

China's oil imports dropped sharply in June, reaching their lowest level in nearly a decade, which has contributed to keeping global energy prices stable despite heightened tensions between the United States and Iran in the Strait of Hormuz. According to Chinese customs data released on Tuesday, the country imported 29.27 million tonnes of crude oil during the month, representing a 41 percent decline compared to the previous year. This marks the smallest volume of oil imports recorded since October 2016. The sharp reduction in China's oil imports comes as the nation continues to grapple with a severe economic slowdown. Analysts suggest that the government has opted to substitute some of its reliance on crude oil with coal, as import figures for the fuel rose by 30 percent to a five-month high. This shift reflects broader efforts to manage domestic energy consumption amid economic pressures. China, the world's largest oil importer, typically purchases an average of 11.6 million barrels per day of crude oil. Its primary suppliers include Russia, Saudi Arabia, Iraq, Iran, and Brazil. These imports surpass the combined total of France, the United Kingdom, and Germany. However, the current drop in demand has had a noticeable impact on global markets, particularly given China's historical role as a major buyer of Iranian and Saudi Arabian crude. The situation has gained further complexity with ongoing hostilities between the U.S. and Iran. Fighting has intensified in the Strait of Hormuz, prompting the U.S. to resume military actions against Iranian targets. In response, Iran has launched attacks on vessels passing through the strategic waterway, accusing them of failing to coordinate passage as outlined in a recent Memorandum of Understanding (MoU). The agreement, aimed at extending a ceasefire and facilitating dialogue on Iran's nuclear program, did not require ships to pass through Iranian territorial waters. Despite these developments, energy prices have remained relatively subdued. While oil prices climbed from $69 to $79 per barrel, the increase has not triggered widespread economic disruption. This stability is largely attributed to China's reduced demand, which has mitigated the potential for a sharper spike in global energy costs. The controlled nature of the price movement has allowed the U.S., under President Donald Trump, to maintain its aggressive stance against Iran without provoking a broader economic crisis. Gas prices in the U.S. have also shown a mixed trend. Although they increased from approximately $3 per gallon before the conflict began to around $3.87 per gallon, they declined by 10 percent in June. This decrease, coupled with the overall moderation in energy prices, has helped temper inflationary pressures. The U.S. inflation report released this week highlighted these trends, underscoring the nuanced impact of geopolitical tensions on consumer costs. As the situation in the Strait of Hormuz continues to evolve, the interplay between China's energy policies and global market dynamics will remain critical. With both sides engaged in a complex web of diplomatic and military maneuvers, the coming months will likely see continued scrutiny of how these factors influence international trade and economic stability.

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Le importazioni cinesi di petrolio crollano del 40 per cento, mantenendo sotto controllo i prezzi dell'energia

Le importazioni cinesi di petrolio greggio sono diminuite del 41% nel giugno 2026, raggiungendo un minimo di dieci anni, il che ha contribuito a mantenere stabili i prezzi globali dell'energia nonostante le tensioni accresciute tra gli Stati Uniti e l'Iran nello Stretto di Hormuz. I dati doganali hanno rivelato che la Cina ha importato 29,27 milioni di tonnellate di petrolio greggio, significativamente inferiori ai livelli precedenti. Essendo il più grande importatore di petrolio al mondo, la ridotta domanda della Cina ha avuto un notevole impatto sui mercati internazionali. Gli esperti suggeriscono che questo calo sia in parte dovuto al rallentamento economico della Cina, anche se ci sono indicazioni che le importazioni di carbone sono aumentate del 30%, forse come fonte di energia alternativa. La situazione si verifica nel contesto di un conflitto in corso tra gli Stati Uniti e l'Iran, con entrambe le parti impegnate in azioni militari e sforzi diplomatici per gestire la crisi.

Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta una panoramica equilibrata della situazione geopolitica che coinvolge la Cina, gli Stati Uniti e l'Iran, discutendo le implicazioni economiche della riduzione delle importazioni di petrolio della Cina.

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