Il governo italiano ha proposto la creazione di nuovi centri di rimpatrio dei migranti nei paesi africani modellati sul sistema albanese, con finanziamenti dell'Unione europea, durante una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026. La proposta è stata fatta dal ministro degli Interni Matteo Piantedosi, che la presenterà insieme ad altre misure volte ad affrontare la crisi in corso a Ceuta, in Spagna. Il piano include un elenco preliminare di potenziali nazioni ospitanti, tra cui Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro e Etiopia.
L'iniziativa arriva in un momento di crescente tensione per l'afflusso di migranti irregolari nell'enclave spagnola, che ha provocato un aumento dei rimpatri in Marocco e un aumento dei decessi in mare. La spinta per questi nuovi centri segue uno sforzo più ampio da parte dell'Italia e di diversi altri Stati membri dell'UE per rafforzare i controlli alle frontiere e migliorare il coordinamento nella gestione dei flussi migratori. L'approccio del governo italiano è stato criticato da alcuni partner europei, in particolare dalla Spagna, che considera il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne come una misura ingiustificata.
Il ministro degli Interni spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha accusato l'Italia di agire per ignoranza o interesse politico, sostenendo che lo spazio Schengen è rimasto sicuro nonostante la crisi. Ha sottolineato che la Spagna aveva già preso misure per garantire la sicurezza dei suoi confini, notando che nessuno dei migranti che entrano a Ceuta ha attraversato la zona Schengen.
Questi centri, inizialmente pianificati per l'Albania, hanno subito ritardi e un'efficacia limitata a causa di sfide legali e problemi operativi. Il governo italiano intende replicare questo sistema in altri paesi africani, utilizzando fondi UE per costruire strutture simili. L'obiettivo è ridurre l'onere per gli Stati membri dell'UE garantendo al contempo il rispetto degli accordi internazionali sulla migrazione.
Il sistema SPG+, in vigore dal 1° gennaio 2027, richiede ai paesi partecipanti di dimostrare una collaborazione genuina nel rimpatrio dei loro cittadini. L'Italia sostiene che questo quadro potrebbe incentivare una cooperazione più efficace tra i paesi terzi, riducendo così i flussi migratori irregolari nell'UE. La proposta ha scatenato un dibattito all'interno dell'UE, con alcuni membri che esprimono preoccupazioni sulle implicazioni dell'espansione di tali sistemi. I critici sostengono che il modello albanese non si è dimostrato efficace nel prevenire modelli di migrazione a lungo termine e può portare ad un aumento delle violazioni dei diritti umani.
La situazione a Ceuta continua a peggiorare, con migliaia di migranti che tentano di attraversare l'enclave dal Marocco. Alla fine di luglio, oltre 73.000 individui sono tornati in Marocco e il numero di morti in mare ha superato i 72. La crisi ha richiesto urgenze per un'azione coordinata da parte delle istituzioni dell'UE e dei governi nazionali.
Il Consiglio europeo di Lussemburgo, che si è svolto a Lussemburgo nel dicembre scorso, ha adottato una serie di misure volte a rafforzare la cooperazione tra l'Unione europea e il Marocco in materia di migrazione, in particolare per quanto riguarda le frontiere, la sicurezza e l'immigrazione, l'informazione e la tutela dei consumatori, l'informazione e la tutela dei consumatori, l'informazione e la tutela dei consumatori e la tutela dei consumatori.
Il Commissario per gli Affari Interni dell'UE, Magnus Brunner, ha riconosciuto la complessità della situazione, osservando che l'integrità delle frontiere esterne dell'UE è stata messa alla prova ma rimane intatta. Ha chiesto sforzi continui per prevenire future tragedie e garantire che i diritti dei migranti siano rispettati durante tutto il processo di rimpatrio. Mentre l'UE affronta le conseguenze della crisi di Ceuta, l'espansione proposta del modello albanese riflette un passaggio verso politiche migratorie più centralizzate e gestite esternamente. Resta da vedere se questo approccio riuscirà a bilanciare le considerazioni di sicurezza, legalità e umanitarie.
Per ora, l'attenzione rimane focalizzata sull'attuazione di misure immediate per stabilizzare la situazione e prevenire ulteriori perdite di vite umane.
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