Le forze israeliane sono intervenute nel villaggio di Qusra in Cisgiordania dopo che un gruppo di coloni aveva circondato tre case palestinesi per diversi giorni, provocando un raro rimprovero pubblico da parte dell'ambasciatore degli Stati Uniti in Israele. La situazione si è svolta nella parte settentrionale del territorio occupato, a circa 16 chilometri a sud della città palestinese di Nablus. Secondo i funzionari locali, i coloni, ritenuti membri di una fazione estremista, si sono riuniti in numero che variava da dozzine a più di cento, circondando le case e impedendo ai residenti di andarsene. Una delle residenze prese di mira apparteneva a Loui Ridi, un palestinese-americano che vive nell'Ohio e che possiede la proprietà.
Il suo fratello, Qusai Abu Rida, insieme a suo figlio, si era rifugiato all'interno della casa durante l'assedio. I residenti hanno descritto le condizioni come terribili, con scarse forniture e accesso a cibo e acqua limitato. L'Associated Press ha citato Yasser Ahmad, residente di un villaggio vicino, affermando che a nessuno era permesso di entrare o fornire aiuto a coloro che erano intrappolati all'interno dell'accerchiamento. Il villaggio, già noto per alti livelli di tensione, è diventato effettivamente isolato, con le forze militari israeliane che si muovono per affrontare la crisi.
Secondo le dichiarazioni ufficiali, l'esercito ha smantellato due avamposti illegali vicino alle proprietà colpite e ha arrestato un individuo israeliano. I dettagli sul fatto che il detenuto abbia affrontato accuse formali o sia stato semplicemente trattenuto temporaneamente non erano chiari. Nel frattempo, il sindaco locale, Abdel Azim Wadi, ha confermato che sette famiglie palestinesi erano state evacuate per consentire ai soldati di stabilire posizioni all'interno del villaggio. Tuttavia, ha osservato che i coloni erano rimasti presenti in altre aree di Qusra, nonostante fossero stati rimossi dai loro avamposti.
L'incidente ha attirato immediatamente l'attenzione degli Stati Uniti, in particolare dell'ambasciatore Mike Huckabee, che è generalmente allineato con il movimento dei coloni israeliani, ma in precedenza ha criticato la violenza dei coloni.
L'ufficio ha accusato Israele, come potenza occupante, di sostenere o non impedire le azioni dei coloni, che ha descritto come "criminali" e volte a costringere le famiglie palestinesi ad abbandonare le loro case.
Tra questi si annoverano casi di estrema brutalità, come l'incidente di marzo in cui i coloni hanno spogliato un uomo, lo hanno legato con legami di cavo intorno ai suoi genitali e lo hanno trascinato in un villaggio. Un altro esempio si è verificato in aprile, quando un coloni ha ucciso a colpi di arma da fuoco uno studente palestinese di 14 anni in un'area scolastica. Più recentemente, in agosto, un gruppo di coloni ha assediato per diversi giorni tre famiglie palestinesi in una zona rurale vicino a Nablus, tagliando gli approvvigionamenti essenziali. Nonostante l'allarmante aumento della violenza, le conseguenze legali rimangono minime. In Israele, il 94% delle denunce presentate contro i coloni per atti di violenza non porta a accuse formali.
I funzionari dell'Unione europea hanno espresso preoccupazione per la questione, ma devono ancora attuare misure tangibili. La Germania, in particolare, non è riuscita a imporre sanzioni a persone che difendono i coloni, tra cui il politico di destra Itamar Ben-Gvir, che funge da ministro della sicurezza nazionale di Israele. Il conflitto in corso evidenzia il divario sempre più profondo tra il governo israeliano e gli organismi internazionali interessati ai diritti umani. Mentre le tensioni continuano a crescere, aumenta la pressione sui leader globali per rispondere in modo decisivo alla crescente minaccia rappresentata dalla violenza dei coloni.
Con le prossime elezioni in Israele previste per ottobre, il tempismo sembra cruciale per qualsiasi potenziale cambiamento di politica o di posizione internazionale.
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