Anton Mattle, Landeshauptmann del Tirolo e membro del Partito popolare austriaco (ÖVP), ha proposto una revisione radicale del sistema pensionistico, suggerendo che gli individui non dovrebbero essere autorizzati a andare in pensione fino a quando non avranno completato almeno 45 anni di lavoro, a partire dall'età di 65 anni. La proposta, che ha scatenato un ampio dibattito, chiede di allineare l'ammissibilità al pensionamento sia con l'età che con la durata della carriera piuttosto che solo con l'età biologica. Questa idea, tuttavia, ha suscitato forti critiche da parte di partiti politici, esperti e sindacati, che sostengono che non riesce a tenere conto delle diverse realtà del lavoro moderno e delle circostanze di vita.
Secondo il suo modello, gli individui dovrebbero accumulare 45 anni di occupazione prima di essere ammissibili a pensionarsi, anche se raggiungono l'età legale di pensionamento di 65 anni. Mattle suggerisce anche che il tempo di cura dei genitori potrebbe contare verso questo totale, con l'obiettivo di riconoscere le responsabilità aggiuntive che molti genitori devono affrontare. Tuttavia, i critici sottolineano che una tale politica colpirebbe in modo sproporzionato alcuni gruppi, in particolare gli accademici e i professionisti che spesso iniziano la loro carriera più tardi nella vita a causa di periodi di istruzione o formazione prolungati.
Secondo i dati dell'Istituto per la ricerca economica (WIFO), attualmente solo circa la metà di tutti i lavoratori soddisfa la soglia di 45 anni per la pensione. Per le donne, la cifra è significativamente inferiore, con solo il 18% che soddisfa il requisito. Queste statistiche evidenziano l'impracticalità del suggerimento di Mattle, soprattutto considerando l'attuale panorama demografico ed economico. Le risposte politiche alla proposta sono state contrastanti.
Mentre alcuni all'interno dell'ÖVP, tra cui il presidente del Seniorenbund Ingrid Korosec, hanno espresso sostegno all'aumento dell'età pensionabile, altri rimangono scettici. Il Partito Socialdemocratico (SPÖ) si è fortemente opposto all'idea, definendola "Hackln bis 70" (lavoro fino a 70), e sostenendo che avrebbe esacerbato la disoccupazione tra i lavoratori più anziani. Nel frattempo, il partito Neos ha accolto con favore la discussione, sottolineando la necessità di riforme pensionistiche più flessibili e sostenibili.
Tuttavia, il governo di coalizione più ampio ha mostrato poco interesse nel perseguire la proposta specifica di Mattle, concentrandosi invece su cambiamenti incrementali come l'aumento graduale dell'età pensionabile per le donne e l'adeguamento dei sussidi pensionistici per tenere il passo con l'inflazione.
Ha sottolineato che il sistema attuale consente già flessibilità attraverso meccanismi come le pensioni a tempo parziale e le uscite graduali dalla forza lavoro. Una regola rigorosa di 45 anni, sostiene, creerebbe difficoltà inutili per coloro che non possono raggiungere la soglia, in particolare le donne e coloro che hanno percorsi di carriera non tradizionali. Inoltre, la proposta rischia di approfondire le disparità di genere esistenti nel sistema pensionistico. Le donne, che tendono a guadagnare meno e a prendere più congedi non retribuiti per l'assistenza, sono già svantaggiate nell'attuale struttura. Se il piano di Mattle fosse attuato, queste disuguaglianze potrebbero peggiorare, poiché meno donne si qualificerebbero per il pensionamento anticipato.
Gli esperti avvertono che una tale politica potrebbe portare a livelli più elevati di povertà tra le donne anziane e scoraggiare le giovani generazioni dall'entrare nella forza lavoro, temendo un'insicurezza finanziaria a lungo termine.
I critici sostengono che la proposta manca di consultazioni sufficienti e non affronta le sfide strutturali che il sistema pensionistico deve affrontare, come la carenza di finanziamenti e i cambiamenti demografici.
Non è ancora chiaro se le idee di Mattle's saranno accolte o se si trasformeranno in rumore politico, ma una cosa è certa: il dibattito sul futuro delle pensioni in Austria è tutt'altro che finito.
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