Negli ultimi mesi, mentre l'Europa e la Slovenia sono diventate sempre più consapevoli dei cambiamenti demografici, sono emerse domande e dibattiti sul futuro della civiltà occidentale. Questa civiltà, che è costantemente tornata alla sua identità, costumi e tradizioni cristiane nonostante varie sfide, ha a lungo servito come base per la stabilità sociale. La stabilità che fornisce ha permesso alle società di svilupparsi e progredire in modo più efficace.
Un recente articolo di Davor Dijanović sul settimanale croato Hrvatski tjednik, veritas vincit presenta le idee e i pensieri chiave di Raymond Ibrahim, uno storico americano-copto specializzato nella storia islamica, nella posizione dei cristiani in Medio Oriente e nelle relazioni tra musulmani e cristiani.
Ibrahim si rivolge anche alle élite politiche occidentali, che ritiene invitino attivamente i migranti in Europa attraverso le loro politiche. Secondo lui, questi migranti non arrivano da soli, ma sono incoraggiati e chiamati dai politici che danno priorità alla migrazione. Negli ultimi anni, è stato chiaro che la migrazione di massa da diversi background culturali influenza le crescenti tensioni e i tassi di criminalità in tutta Europa. Nonostante ciò, le strategie politiche non sono cambiate fondamentalmente. Ibrahim vede il principale colpevole nelle politiche delle nazioni occidentali piuttosto che nei musulmani stessi.
Egli osserva inoltre che le scuole pubbliche americane hanno storicamente insegnato che il cristianesimo era un problema fino all'Illuminismo, che presumibilmente ha portato al progresso della società moderna. Secondo lui, i cristiani tradizionali rappresentano il più grande ostacolo per le élite politiche occidentali che mirano a cambiare e costruire un nuovo sistema di valori. Queste élite, secondo Ibrahim, collaborano con i musulmani e forniscono loro un sostegno considerevole. Questa cooperazione, sostiene, non è solo dovuta all'ammirazione per l'Islam, ma deriva dall'opposizione al cristianesimo tradizionale, che vedono come il loro nemico e desiderano eliminare.
Ibrahim osserva che molti musulmani vivono e praticano apertamente la loro vita religiosa, rendendoli visibili agli altri. Lo vede come uno specchio che riflette lo stato della civiltà cristiana occidentale. Suggerisce che un certo numero di giovani cristiani ritornino alle loro radici e identità in parte a causa della forte presenza della fede islamica. La sua tesi implica che l'espressione attiva di una religione può ispirare un'altra a diventare più attiva nelle sue pratiche.
Secondo Ibrahim, la chiave per preservare la civiltà conosciuta in Europa sta nel ritorno alle sue origini cristiane. Pertanto, la questione dell'esistenza non è semplicemente legata alla politica migratoria, ma anche al mantenimento e al rafforzamento dell'identità cristiana. Le sue riflessioni si concludono con l'idea che una società che si allontana dalle sue radici e dall'identità perde gradualmente la capacità di costruire il proprio futuro.
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