Il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AK Party) ha celebrato i suoi 25 anni al potere presentando riforme radicali ai sistemi di lavoro e sicurezza sociale della Turchia, alterando fondamentalmente il modo in cui i cittadini accedono all'assistenza sanitaria, ai benefici occupazionali e alle opzioni di pensionamento.
Questa legge ha gettato le basi per una forza lavoro più strutturata e legalmente protetta, consentendo una maggiore flessibilità negli accordi di impiego e garantendo i diritti fondamentali per tutti i lavoratori. Nel corso del tempo, questi principi sono stati rafforzati attraverso successivi aggiornamenti legislativi volti a migliorare le condizioni sul posto di lavoro e ridurre le disparità nel trattamento del lavoro. Nel 2015, il governo ha avviato una importante ristrutturazione del quadro di assicurazione sociale del paese fondendo tre istituzioni separate, l'Istituto di assicurazione sociale (SSK), Bağ-Kur e il Fondo pensionistico, in un'entità unificata chiamata Istituto di sicurezza sociale (SGK).
Questo consolidamento ha semplificato i pagamenti dei premi, semplificato i processi di pensionamento e creato un sistema più equo per l'accesso ai servizi sanitari. Di conseguenza, milioni di lavoratori hanno beneficiato di procedure standardizzate e di un miglioramento del coordinamento tra i diversi settori dell'economia. L'espansione dell'assistenza sanitaria è stata un'altra area chiave di attenzione. Nel 2018, l'introduzione del programma di assicurazione sanitaria generale (GSS) ha notevolmente ampliato la copertura, garantendo che quasi tutti i cittadini potessero accedere a trattamenti medici essenziali, servizi diagnostici e farmaci da prescrizione.
Per migliorare l'efficienza, il governo ha anche lanciato piattaforme digitali come il Central Physician Appointment System e i servizi di prescrizione elettronica, riducendo drasticamente gli oneri amministrativi e i tempi di attesa per i pazienti.
Nel 2017, una riforma importante ha concesso lo status permanente a circa 900.000 lavoratori pubblici subappaltati, integrandoli efficacemente nel sistema di occupazione formale.
Un ulteriore progresso è arrivato nel 2023, quando un cambiamento di politica ha permesso a centinaia di migliaia di dipendenti pubblici basati su contratti di passare a ruoli di servizio civile, offrendo una maggiore sicurezza del lavoro e prospettive di carriera a lungo termine. Uno degli sviluppi recenti più impattanti è stata la riforma dell'età pensionabile del 2023, nota come EYT. 6 milioni di persone in pensione prima di quanto consentito in precedenza. La riforma ha sottolineato l'impegno del governo a sostenere il pensionamento anticipato per coloro che avevano contribuito sufficientemente al sistema.
Anche i dipendenti pubblici, come insegnanti, poliziotti e infermieri, hanno ricevuto maggiori benefici pensionistici, riflettendo una strategia più ampia per riconoscere e premiare i contributi al servizio pubblico. Dal 2018, i pensionati hanno costantemente ricevuto bonus speciali durante le festività religiose come il Ramadan e il Qurban Bayram, dimostrando una crescente enfasi sulla sensibilità culturale e sul sostegno al benessere all'interno del quadro della sicurezza sociale.
Queste politiche miravano ad accogliere meglio le diverse esigenze delle lavoratrici e promuovere una maggiore partecipazione della forza lavoro. Durante la pandemia COVID-19, sono state introdotte misure temporanee per proteggere i posti di lavoro, comprese restrizioni ai licenziamenti e all'espansione delle indennità di lavoro a breve termine. I programmi di assistenza in contanti sono stati anche ampliati per prevenire la disoccupazione diffusa e mantenere la stabilità economica. Gli incentivi all'occupazione hanno preso di mira specifici gruppi demografici, tra cui donne, giovani, persone con disabilità e disoccupati a lungo termine, con l'obiettivo di ridurre la disuguaglianza e incoraggiare una più ampia partecipazione alla forza lavoro.
I diritti dell'Unione sono stati inoltre rafforzati, in particolare attraverso un emendamento costituzionale del 2010 che ha concesso ai dipendenti pubblici il diritto di partecipare alla contrattazione collettiva.
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