La recente introduzione in Canada di una nuova legge sull'immigrazione e i confini ha suscitato notevoli preoccupazioni tra i sostenitori, in particolare per quanto riguarda i potenziali rischi affrontati dagli individui LGBTQ+ che cercano rifugio nel paese. Questa controversia è emersa in mezzo a una manifestazione pubblica di solidarietà con la comunità LGBTQ+, mentre il primo ministro Mark Carney e membri di altri partiti politici hanno innalzato la bandiera del orgoglio sulla collina del Parlamento.
Al centro del dibattito c'è la nuova legge di frontiera, conosciuta come C-12, che impone una rigorosa scadenza di un anno per la presentazione di richieste di asilo dopo l'ingresso iniziale di un individuo in Canada. Secondo Devon Matthews, chief program officer di Rainbow Railroad, un'organizzazione dedicata ad assistere i rifugiati LGBTQ+, questa regola non tiene conto delle complesse circostanze che possono ritardare una richiesta.
Uno di questi individui colpiti da questi cambiamenti è un ex studente internazionale del Medio Oriente che ha vissuto apertamente come gay in Canada. Ha condiviso la sua esperienza con The Canadian Press, rivelando che è fuggito dal Canada dopo che le foto personali della sua vita sono state scoperte al suo ritorno a casa, mettendo a rischio la sua sicurezza. Nonostante abbia studiato in Canada per due anni e mezzo a partire dal 2022, ora affronta la possibilità di essere negato lo status di rifugiato ai sensi del C-12.
Questa legge si applica a tutte le richieste di asilo presentate il 3 giugno 2025 o dopo e colpisce retroattivamente coloro che sono arrivati in Canada il 24 giugno 2020 o dopo. Mentre questi individui sono ancora idonei a una valutazione del rischio di pre-rimozione (PRRA), il processo è noto per i suoi bassi tassi di approvazione, che spesso servono come unica via per fare appello alle richieste respinte.
I gruppi di difesa avvertono che la nuova legge potrebbe comportare il ritorno forzato di individui LGBTQ+ in paesi in cui si trovano ad affrontare pene severe, compresa la reclusione in base alle leggi sulla moralità.
Mentre il dibattito sulla nuova legge si intensifica, il governo rimane fermo nella sua attuazione, con il ministro dell'Immigrazione Lena Diab che difende i cambiamenti durante un'audizione della commissione del Senato. Le discussioni in corso riflettono una crescente tensione tra le preoccupazioni per la sicurezza nazionale e gli obblighi etici di proteggere le popolazioni vulnerabili, in particolare quelle in fuga dalla persecuzione basata sulla loro identità.
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