La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha rivisto le sue proiezioni per la stagione degli uragani dell'Atlantico del 2026, citando il rafforzamento di El Niño nel Pacifico equatoriale come un fattore chiave di influenza. Secondo l'ultima valutazione, c'è una probabilità del 75 per cento che la stagione vedrà un'attività degli uragani al di sotto del normale. Questo aggiornamento arriva dopo che El Niño ha iniziato a svilupparsi a giugno e continua a guadagnare forza, rendendolo uno dei fattori principali considerati nei modelli meteorologici di previsione. Gli esperti prevedono che tra sette e 13 tempeste nominate potrebbero formarsi durante la stagione, con due a sei di queste potenzialmente raggiungendo lo status di uragano.
La presenza di un forte El Niño altera le condizioni atmosferiche sull'Atlantico, in particolare aumentando il taglio del vento, un fenomeno che può ostacolare l'organizzazione e l'intensificazione dei sistemi tropicali.
Se l'influenza di El Niño si dimostra più debole del previsto o se emerge una tempesta prolungata simile all'uragano Betsy nel 1965, il livello di attività potrebbe rientrare nell'intervallo superiore delle cifre stimate. Finora, due tempeste nominate, Arthur e Bertha, si sono formate nel Golfo del Messico.
Nonostante la previsione generalmente più bassa per l'attività degli uragani nell'Atlantico aperto, il Golfo del Messico e le regioni subtropicali rimangono a rischio di formazione di tempeste. Durante i periodi dominati da El Niño, le condizioni nell'Atlantico aperto possono diventare meno favorevoli allo sviluppo di cicloni. Tuttavia, il Golfo del Messico e le aree circostanti possono mantenere condizioni favorevoli alla formazione di sistemi. Queste tempeste si sviluppano spesso più vicino alla costa, riducendo il tempo disponibile per la preparazione e la risposta.
Ken Graham, direttore del National Weather Service (NWS) sotto NOAA, ha sottolineato la necessità di vigilanza contro qualsiasi potenziale tempesta che colpisca le aree locali. "L'Oscillazione Madden-Julian (MJO), un disturbo atmosferico che si muove verso est sull'oceano equatoriale, ha accelerato il processo di riscaldamento. In Sud America, in particolare in Argentina, gli effetti di un forte El Niño potrebbero alterare significativamente le precipitazioni e i modelli di temperatura. Secondo la NOAA, se l'attuale tendenza continua, le temperature degli oceani potrebbero salire oltre i 2 gradi Celsius, aumentando la probabilità di un evento storicamente significativo.
L'agenzia ha aumentato la sua scala di misurazione a 8 gradi Celsius in previsione di un Super El Niño molto forte. Michelle LHeureux, meteorologa senior specializzata in ENSO (El Niño-Oscillazione meridionale) presso la NOAA, ha spiegato che eventi intensi di El Niño si verificano spesso quando gli alisei si indeboliscono, consentendo all'acqua più calda di diffondersi sulla superficie oceanica.
I centri di monitoraggio internazionali continuano a monitorare da vicino le anomalie termiche. Mentre la previsione dell'esatta magnitudo dell'evento rimane complessa a causa di interazioni atmosferiche a breve termine, la persistenza di temperature oceaniche calde potrebbe avere effetti a lungo termine sui climi regionali.
Nel frattempo, la regione della Patagonia potrebbe incontrare condizioni più secche e temperature superiori alla media, aumentando il rischio di incendi boschivi durante i mesi estivi.
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