La Corte Suprema dell'India ha stabilito che un imputato può essere condannato per omicidio anche se il corpo della vittima non viene mai trovato, sottolineando che il requisito legale è la prova del crimine, non il recupero del cadavere. Questa decisione è stata presa nel caso di Debojit Pankika, un uomo assame condannato per l'uccisione di una bambina di 10 anni adottata. La corte ha confermato la sua condanna a vita, affermando che il caso dell'accusa era basato su prove credibili, tra cui una confessione e la testimonianza di un testimone, nonostante il corpo fosse stato presumibilmente smaltito in un fiume e mai recuperato. La sentenza ha chiarito che "corpus delicti" si riferisce a dimostrare che il reato si è verificato, non necessariamente al recupero del corpo, e ha avvertito che richiedere un corpo permetterebbe agli assassini di sfuggire alla giustizia.
Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta una sentenza giudiziaria senza una evidente inclinazione ideologica, spiega il ragionamento giuridico alla base della decisione della Corte Suprema, concentrandosi sull'interpretazione dei principi giuridici piuttosto che sulla promozione di un'agenda politica specifica, rimane neutrale, spiegando sia la difesa'




