L'imminente Test tra gli All Blacks della Nuova Zelanda e gli Springboks sudafricani segna un momento cruciale nella storia del rugby, poiché la squadra degli All Blacks include più della metà dei giocatori Māori o Pacific Islander, in netto contrasto con le barriere razziali che una volta definivano il loro rapporto.
Durante il tour del 1960, solo 18 dei 33 giocatori sarebbero stati autorizzati a partecipare a causa delle rigide politiche razziali del Sudafrica. L'inclusione di oggi riflette non solo i progressi nel rugby ma anche i più ampi cambiamenti sociali verso l'inclusività e l'uguaglianza. La presenza di giocatori come Semisi Taeiloa, di origine Tonga, sottolinea questa trasformazione. Le origini della rivalità All Blacks-Springboks risalgono all'inizio del XX secolo, con la prima serie tenutasi in Nuova Zelanda nel 1921.
Tra i giocatori di spicco c'era George Nepia, un attaccante di origini maori la cui eredità rimane importante nella storia del rugby. La carriera di Nepia fu interrotta dalle restrizioni razziali imposte dal Sudafrica. Nonostante fosse un membro chiave della squadra 1924-1925, fu escluso dal tour del 1928 in Sudafrica a causa della sua eredità maori. La sua esclusione fu formalizzata dalla New Zealand Rugby Football Union, che aderiva alle regole dell'era dell'apartheid che vietavano ai giocatori non bianchi di partecipare ai tour. Questa decisione ha scatenato polemiche, in particolare tra le comunità maori, che la consideravano un tradimento della loro identità culturale.
La politica persistette per diversi tour, inclusa la visita del 1949, in cui gli All Blacks persero tutte e quattro le partite. Negli anni '60, il sentimento pubblico aveva iniziato a cambiare. Nonostante l'opposizione diffusa, il tour del 1960 proseguì senza giocatori maori, riflettendo il razzismo radicato dell'epoca. La situazione iniziò a cambiare alla fine degli anni '60 e '70. Un tour proposto nel 1967 fu annullato a causa della politica dei soli bianchi, mentre il tour del 1970 vide l'inclusione di alcuni giocatori non bianchi, classificati come "bianchi onorari" dal Sudafrica. Un partecipante notevole fu Bryan Williams, il primo All Black di origine samoana a visitare il Sud Africa.
La sua partecipazione ha aperto la strada alle generazioni future, tra cui Semisi Taeiloa, che farà il suo debutto nella serie del 2026. Il panorama politico ha continuato ad evolversi, con una crescente condanna internazionale dell'apartheid. Le Olimpiadi del 1976 sono state boicottate dalle nazioni africane in protesta contro il tour All Blacks in Sud Africa, in seguito alla rivolta di Soweto. Nel frattempo, in Nuova Zelanda, la questione è diventata profondamente politicizzata, portando a proteste e persino scontri con le forze dell'ordine durante il tour dei Springbok del 1981.
Il rilascio di Nelson Mandela nel 1990 segnò l'inizio della fine dell'apartheid, e l'accoglienza della Coppa del Mondo di Rugby del 1995 in Sud Africa simboleggiò una nuova era di riconciliazione. Nel 2010, le unioni di rugby della Nuova Zelanda e del Sud Africa hanno rilasciato scuse formali per l'esclusione storica dei giocatori Māori durante l'era dell'apartheid.
★
Manteniamo le notizie oneste.
ObjectiveNews è finanziato dai lettori e senza pubblicità: ti mostriamo il bias invece di nasconderlo. Sostieni il giornalismo indipendente per 4 €/mese.
Diventa sostenitore