I lavoratori statunitensi sono classificati come "usa e getta", secondo un economista del lavoro la cui ricerca evidenzia la crescente prevalenza di accordi di impiego precari. Il termine si riferisce a individui le cui posizioni sono trattate come temporanee o sacrificabili dai loro datori di lavoro, con poca o nessuna garanzia di stabilità a lungo termine o avanzamento di carriera.
I risultati rivelano che più di un terzo, poco meno di 57 milioni, dei 162 milioni di lavoratori a tempo pieno o parziale del paese rientrano in questa categoria. Questi individui sono in genere impegnati in ruoli che mancano di impegni formali per il loro futuro all'interno dell'organizzazione, sia attraverso una progressione di carriera limitata, orari instabili o sicurezza lavorativa condizionata legata a progetti specifici o condizioni economiche.
Mentre alcuni, come gli infermieri di viaggio, ricevono un compenso competitivo, molti altri affrontano salari bassi e benefici minimi. Secondo lo studio, gli appaltatori costituiscono circa il 13% della forza lavoro totale. Secondo, la categoria include i liberi professionisti che operano in modo indipendente, lavorando per aziende, organizzazioni o agenzie senza essere formalmente classificati come dipendenti.
L'indagine indica che i liberi professionisti costituiscono circa il 5% della forza lavoro, sebbene la definizione escluda gli appaltatori indipendenti che lavorano direttamente per privati, come i passeggeri di animali domestici o i servizi di faccendieri. Terzo, il segmento più grande è costituito da lavoratori marginali, definiti come quelli impiegati dalle aziende ma privi di percorsi chiari per la crescita della carriera o la sicurezza del lavoro. Questi ruoli sono spesso strutturati con alti tassi di turnover, rendendoli intrinsecamente instabili. I lavoratori marginali rappresentano circa il 17% della forza lavoro e le loro modalità di lavoro sono spesso indistinguibili dalle posizioni tradizionali a tempo pieno nonostante la loro natura transitoria.
Nel 1970, le posizioni di tenure o tenure-track rappresentavano il 73% della facoltà universitaria, ma entro il 2021, quella quota era scesa al solo 32%, lasciando la maggior parte in ruoli non permanenti. I lavoratori a tempo parziale sono anche un esempio di occupazione marginale. I datori di lavoro spesso preferiscono l'assunzione a tempo parziale per l'efficienza dei costi, poiché queste posizioni offrono in genere salari più bassi rispetto agli equivalenti a tempo pieno.
In media, i lavoratori a tempo parziale guadagnano quasi il 20% in meno all'ora rispetto ai loro omologhi a tempo pieno, anche dopo aver tenuto conto di fattori come età, istruzione e industria. Quando vengono inclusi i benefici, la disparità si allarga ulteriormente, rafforzando la vulnerabilità finanziaria di questi lavoratori.
Il ricercatore sottolinea la necessità di interventi politici volti a migliorare la protezione dei lavoratori e a promuovere modelli di occupazione più stabili.
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