Russell Crowe, celeberrimo interprete del ruolo di Massimo Decimo Meridio – il Gladiatore – ha suscitato un vivace dibattito durante la quarta giornata del Taormina Film Festival, dove ha presentato il suo nuovo film *Bear Country*, diretto da Derrick Borte. L’evento, tenutosi al Teatro Antico di Taormina, ha visto l’attore australiano circondato da un pubblico affamato di selfie e curioso di ascoltare le sue riflessioni su vari temi, tra cui il successo del primo *Gladiatore* e il fallimento del sequel. Con la sua tipica energia e spirito ironico, Crowe ha espresso un giudizio netto e categorico sul secondo capitolo della saga, accusandolo di aver perso il nucleo morale del primo film.
L’interesse per il tema del *Gladiatore* è stato alimentato da una serie di domande rivolte all’attore durante l’incontro con il pubblico. Tra questi, una domanda particolare ha sollevato la tensione: qualcuno, per conto del padre, ha chiesto a Crowe del suo atteggiamento nei confronti del sequel. Senza entrare nel dettaglio delle sceneggiature o delle decisioni artistiche, Crowe ha preferito tornare alle origini, al primo film, e al motivo per cui il sequel non è riuscito a replicarne l’impatto. Ha ricordato le pressioni subite durante la produzione del primo *Gladiatore*, quando gli studios avevano insistito per aggiungere scene sessuali tra il protagonista e le figure femminili. Crowe ha rifiutato quelle proposte, sostenendo che la trama era incentrata sulla vendetta di un uomo per la morte della moglie e del figlio, e che non poteva permettersi pause per relazioni amorose. Questa determinazione ha portato a un accordo con Ridley Scott, che però, a detta di Crowe, avrebbe desiderato comunque girare quelle scene.
Nel corso del discorso, Crowe ha anche parlato del suo impegno fisico durante le riprese del primo *Gladiatore*. Lavorando su un budget molto superiore a quelli precedenti – circa 130 milioni di dollari – ha affrontato sfide enormi, tra cui la gestione di centinaia di cavalli, dozzine di catapulte, e migliaia di figuranti. Ha confessato di essere stato “fottutamente pazzo” per l’intensità del lavoro, ma ha anche rivelato alcuni episodi drammatici, come l’incidente in cui un stuntman è stato sbalzato da un cavallo a velocità elevata, causandogli gravi ferite. Crowe ha spiegato che la scena è stata utilizzata senza modifiche, dato che l’effetto era realistico e contribuiva al realismo del film. Tuttavia, ha espresso rammarico per non aver ascoltato i consigli di altri professionisti riguardo ai rischi del mestiere, un tema che ha suscitato risate e approvazione da parte del pubblico.
Inoltre, Crowe ha commentato il fallimento del sequel, attribuendone la causa al mancato rispetto per il “nucleo morale” del primo film. Secondo lui, il sequel non ha compreso il significato profondo del messaggio originale, e quindi non ha potuto replicarlo con successo. Ha anche menzionato l’importanza del contesto economico e culturale, sottolineando che il cambio di valore del dollaro ha influito sulle entrate del film. Pur non fornendo dati numerici precisi, ha espresso una valutazione critica, indicando che il sequel ha guadagnato poco rispetto al primo.
Durante l’incontro, Crowe ha anche mostrato il suo affetto per l’Italia, citando una canzone di Ultimo e annunziando un discorso in italiano che terrà al Teatro Antico. Ha invitato il pubblico a seguire i propri sogni, ricordando che il primo passo per raggiungere una meta è immaginare dove si vuole arrivare. Questa frase, accompagnata da un riferimento alla canzone, ha suscitato un forte apprezzamento da parte del pubblico presente.
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