Morta Penelope Keith, icona della commedia britannica e protagonista di "The Good Life," all'età di 86 anni. L'attrice, nota per i suoi ruoli in sitcom celebri, è scomparsa nella sua casa nel Surrey, dove viveva da oltre cinquant'anni. La famiglia ha annunciato la notizia, precisando che l'attrice si è spenta serenamente dopo una lunga battaglia contro il cancro. I parenti hanno espresso gratitudine per le cure ricevute e hanno chiesto rispetto per la loro privacy in questo momento difficile.
Nata il 2 aprile 1940 con il nome di Penelope Anne Constance Hatfield, l'attrice ha iniziato la sua carriera dopo gli studi alla Webber Douglas Academy of Dramatic Art. Nel 1963 ha fatto parte della prestigiosa Royal Shakespeare Company, iniziando una carriera che l'avrebbe portata a lasciare un impatto significativo nel panorama artistico britannico. Dopo varie esperienze tra teatro e televisione, la sua carriera ha subito una svolta con "The Good Life," una sitcom della BBC che l'ha resa famosa al grande pubblico.
In "The Good Life," Penelope Keith interpreta Margo Leadbetter, una figura elegante e snob vicina di casa di Tom e Barbara Good, protagonisti che decidono di abbandonare la vita moderna per diventare autosufficienti. Questo personaggio è diventato uno dei più iconici della televisione inglese. All'inizio, Margo veniva solo menzionata, ma con il successo della serie, il suo ruolo si è arricchito, rendendola una delle protagoniste principali. Questa interpretazione le ha valso il primo Bafta nel 1977.
Dopo il successo di "The Good Life," Penelope Keith ha continuato a brillare in altre produzioni. In "To The Manor Born," ha interpretato Audrey fforbes-Hamilton, una vedova aristocratica costretta a vendere la sua proprietà. Questo ruolo ha ulteriormente consolidato la sua posizione tra le attrici più apprezzate della televisione britannica. Ha partecipato anche a numerosi altri programmi televisivi, tra cui "Executive Stress," "No Job For A Lady," "Next Of Kin" e "The Norman Conquests," vincendo un secondo Bafta.
Oltre alla televisione, Penelope Keith ha mantenuto un forte legame con il teatro. Ha interpretato opere di Shakespeare e commedie moderne, ottenendo nel 1976 l'Olivier Award come miglior attrice in una commedia grazie allo spettacolo "Donkeys' Years." Negli anni recenti, è tornata sulle scene con produzioni come "Blithe Spirit," "The Importance Of Being Earnest" e "Two Cigarettes In The Dark."
Il suo contributo al mondo dello spettacolo e alle attività benefiche è stato riconosciuto formalmente nel 2014, quando la regina Elisabetta II le ha conferito il titolo di Dame Commander of the British Empire. Due anni più tardi, è stata scelta per condurre la serie documentaristica "Penelope Keith At Her Majesty's Service," realizzata in occasione del novantesimo compleanno della sovrana, accompagnando il pubblico alla scoperta delle residenze reali del Regno Unito.
La notizia della sua scomparsa ha suscitato un'ondata di commozione nel Regno Unito. Colleghi, amici e personalità del mondo della cultura hanno espresso il loro dolore e hanno ricordato non solo il suo talento artistico, ma anche la sua umanità. Tra i messaggi più toccanti c'è quello dell'attrice Felicity Kendal, che condivideva con lei il successo di "The Good Life." Ha dichiarato di essere profondamente addolorata e ha ricordato il periodo speciale trascorso insieme, lodando il genio comico di Penelope. Sue Perkins, ex conduttrice di "The Great British Bake Off," ha scritto che Penelope era una regina, una leggenda e un'icona, creando alcuni dei personaggi più memorabili della storia delle sitcom.
Penelope Keith aveva costruito una vita privata solida e riservata. Nel 1978 si era sposata con l'ex investigatore di polizia Roger (Rodney) Timson, conosciuto mentre lei era impegnata in un progetto teatrale. Il loro matrimonio, durato quasi mezzo secolo, è stato descritto come una grande storia d'amore e di collaborazione. La comunità del teatro e della televisione britannica continuerà a commemorare il suo contributo e il suo impatto duraturo nel mondo dell'arte.
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